Chi legge o ha già letto i miei precedenti interventi e chi mi conosce sa che non ho votato Berlusconi né alle ultime elezioni e neanche a quelle precedenti. Faccio questa premessa per sgomberare dubbi sull’imparzialità e la neutralità dei miei giudizi. Oltre a questa vorrei fare anche un’altra premessa, ovvero che sono consapevole, il Berlusconi imprenditore nasconde parecchie ombre del suo passato, ombre che non hanno ancora o almeno in parte trovato risposta.
Adesso passiamo al “Lodo Alfano”. Legge giusta anche se modificabile.
Perché ritengo sia una legge giusta:
perché una volta che si mette un autista al volante, prima di punirlo e se va punito, per motivi di sicurezza, bisogna lasciare che arrivi a destinazione. Questo a maggior ragione se la punizione non è riconducibile al suo lavoro. Vero è che si sta parlando di giudizio e non di punizione, ma gli effetti collaterali di un eventuale verdetto negativo non cambierebbe di molto il concetto.
Silvio Berlusconi è stato eletto da suffragio elettorale dalla maggioranza di chi si è recato alle urne. La maggioranza di chi aveva facoltà e diritto di scegliere ha deciso che egli doveva amministrare il paese per 5 anni. Adesso, quello che sto per scrivere (come del resto tutto quello che ho sempre scritto e asserito) è opinabile, e ci mancherebbe altro. A mio avviso, gli italiani che hanno democraticamente eletto Silvio Berlusconi a governare il loro paese, erano ben consapevoli che questo signore avesse delle pendenze con la giustizia visto che è arrivato alla sua quarta rielezione in ben 14 anni di militanza politica e i media hanno messo a nudo praticamente ogni dettaglio e anche ipotizzando altro. Nonostante questo l’attuale Premier è stato eletto con un importante scarto di preferenze. Non tenerne conto anche in queste circostanze sarebbe ingiusto e antidemocratico. La decisione del popolo non può essere soggetta a decisioni extra popolari, anche quando queste provengono da un organo autorevolissimo quale la Corte Costituzionale composta da membri che vantano una media di 70 e passa anni ciascuno, quindi piuttosto accorti ed esperti di costituzione e affari giuridici. Ma seppure la legge in questione sia stata motivata da spirito individualista (altrimenti conosciuto con il pseudonimo latino “ad personam“) è anche vero che è stato promulgato dalla maggioranza parlamentare bicamerale altrettanto rappresentativa della volontà popolare e la corte costituzionale si è espressa sulla fondatezza costituzionale di tale legge e non sul merito politico. Quindi il parere costituzionale ha solo riaperto lo status giuridico e non ha espresso un opinione e ancor meno non è entrata nel merito dei due processi sospesi. Quel che mi ha fatto sorridere ma allo stesso tempo infastidito è che come al solito i media hanno invece accolto questa delibera costituzionale come una sentenza di colpevolezza e oramai è diventata un abitudine mediatica quella di sputtanare aldilà della consistenza e della completezza delle informazioni fornite che invece a mio giudizio risultano sempre molto faziose e politicizzate se non peggio pregne di ideali, minando quindi l’imparzialità, la neutralità e l’autorevolezza di un mezzo d’informazione quale il giornale la Repubblica che è riuscita di vendicare la sua proprietà molto meglio di quanto non abbia fatto la sentenza contro la Fininvest di questa settimana.
La legge dev’essere uguale per tutti e il punto non è questo. Il punto è che la legge non può essere applicabile per tutti allo stesso modo semplicemente perché non tutti hanno le stesse responsabilitá nei confronti della comunitá.
I processi sospesi a carico di Berlusconi non pregiudicavano l’attuale missione politica del premier e non avevano alcuna attinenza. Infatti i processi sbloccati sono quello relativo al caso Mills e sulla compravendita dei diritti Mediaset. Sono accuse gravi e perseguibili ma per niente attinenti all’attuale mandato per il quale è stato democraticamente incaricato dal popolo il Cavaliere. Dello stesso parere é Luciano Violante, esponente dell’opposizione, che in un intervista rilasciata al Corriere della Sera ha ribadito che il verdetto della consulta non entra in merito ai processi, ma solo all’applicabilità della legge nel rispetto della costituzione e quindi non è una condanna e senza condanna non si può chiedere ad un politico, di qualsiasi livello di abbandonare il suo incarico perché è sbagliato, ingiusto, antidemocratico e creerebbe problemi seri di instabilità politica e di ingerenza giudiziaria.
Perché la legge andrebbe modificata:
perché sebbene sia giusto sospendere (e non cancellare) dei processi su fatti che non riguardano il mandato del capo dell’esecutivo, ritengo altrettanto giusto che gli stessi procedimenti non debbano cadere in prescrizione vista la sospensione forzata e non causata da altri fattori di entità giuridica. Ovvero, se è corretto che un cittadino qualsiasi venga prosciolto per decorrenza dei termini e tempi nel caso un apparato preposto non é in grado di stabilirne la colpevolezza di un reato in un arco di tempo ragionevole, in questo caso la sospensione sarebbe causata da fattori esterni e quindi estranei all’autorità giudiziaria. Con un eccezione di questo tipo si evitano due cose importanti a mio avviso. La prima è che un accusato approfitti della sua carica istituzionale per farla franca (a vita) per fatti commessi prima della sua nomina e che un apparato giuridico formato da poche persone riescano in qualche modo ad ingerire politicamente anche solo indirettamente sul potere esecutivo democraticamente scelto.
Quindi, in poche parole, Berlusconi è giusto processarlo, come è altrettanto giusto che finisca il suo mandato ad eccezione se venisse meno la compattezza e la stabilità del suo esecutivo.