Oct 23 2011

Gheddafi, un pazzo di straordinaria intelligenza che si sentiva immortale

Passano le settimane e si scrive la storia degli ultimi cent’anni. Eh si, proprio così, dopo la seconda guerra mondiale, l’evento piú importante é stato quello dello scioglimento dell’Unione Sovietica, dopodiché é vero ci sono state guerre, colpi di stato, ma rispetto al novecento una noia mortale. Poi é arrivata WikiLeaks e onestamente la noia é passata, perché i piú fortunati (come il nostro Premier) si sono sputtanati per via di frasette patetiche sul cu… della Merkel, ma da buon clown nessuno ha ingaggiato guerre diplomatiche. Invece ai piú sfigati, gli hanno pubblicato i panni sporchi in pubblico. Ed ecco che si scopre che Ben Ali (l’ex presidente tunisino) ha accumulato una fortuna di oltre un miliardo e mezzo di dollari. Infatti é il primo a saltare. Ma poi arriva il momento anche di Mubarak che peró é stato piú afferrato negli affari perché di miliardi ne ha fatti oltre 80. Infine arriva anche il tempo di Gheddafi, che questi giorni si legge sulle pagine del Los Angeles Times che la sua fortuna dovrebbe valere oltre 200 miliardi. Della serie, secondo Forbes i due uomini piú ricchi del mondo sono il messicano Carlos Slim e Bill Gates con un patrimonio stimato rispettivamente di $ 74 miliardi e di $ 56 miliardi. Ma la domanda che viene spontanea é: se questi signori sono i piú ricchi con queste cifre, Gheddafi e soci dove li mettiamo? Forse la domanda se la sono fatta anche i poveracci libici che vivono con meno di 2$ al giorno e quel tunisino che si é dato fuoco perché non era piú in grado di procurare da mangiare ai figli.

Ma che c’entra questa introduzione con Gheddafy & Family? Semplice, io penso che il raiss fosse uno degli uomini piú intelligenti al mondo, ma era al contempo una persona estremamente eccentrica e col tempo il potere l’ha fatto sentire onnipotente. Non gli è bastato prendere per il culo l’Italia con la pagliacciata del suo arrivo in Italia per festeggiare il patto di amicizia con il suo paese con attaccata al petto una foto del loro martire, ma poi ci si é messo anche l’amico (si fa per dire) Silvio con il baciamano.

Il problema del dittatore peró é che il sentimento di onnipotenza non l’ha fatto piú ragionare. Non ha capito che dopo trent’anni di sottomissione del suo popolo (lo so, sono quaranta ma i primi dieci non era così male) avrebbe dovuto fare riforme radicali e non piccoli contentini per sedare gli animi. Soprattutto mentre i debosciati dei figli, Hannibal l’ubriacone e Mutassim l’assassino, combinavano debacle in giro per il pianeta con tanto di incidenti diplomatici. A questo aggiungi una repressione senza precedenti contro chiunque si azzardasse di mettere becco in qualsiasi cosa, beh é logico che alla fine la corda prima o poi si sarebbe spezzata e quando si spezza son dolori.

Il problema piú grande suo é che si sarebbe dovuto accorgere anzitempo che il suo tempo era giunto alla fine, accettare di portarsi i suoi lingotti all’estero e garantire alla famiglia un benessere da nababbi per generazioni. Invece no! Il senso di onnipotenza l’ha fregato. Ha scambiato la tribú che lo difendeva assieme a qualche migliaio di persone per consensi popolari. Ha chiamato i ribelli ratti, ma alla fine chi ha fatto la fine del ratto é stato proprio lui e nel peggiore dei modi che uno si possa augurare di uscire di scena.


Oct 8 2011

Steve Jobs, il suo genio? Uno straordinario uomo di marketing!

Oramai sono passati cinque giorni da quando è stata annunciata dipartita di Steve Jobs, colui che ha cambiato il panorama high-tech, inaspettatamente salito sopra Microsoft, un tempo considerata imbattibile per chissà quanti secoli. La sua morte mi ha colpito particolarmente perché ha un significato storico di entità difficile da misurare tanto è grande. Ha cambiato la vita di tutti. Ha reso il PC una macchina per tutti, al contrario di quanto si prospettava con IBM. Nonostante esistano forti divergenze sul chi ha copiato chi, perché se é vero che da una parte il sistema a cartelle fu una creazione Apple e non di Microsoft, é al contempo vero che il migliore nemico e amico di Jobs, Bill Gates ha da una parte ammesso di aver presto spunto dalla stessa idea, ma che questa fu rubata a sua volta altrove e che lui l’aveva rubata solo per primo. Perlomeno questo si evince dal film Pirates of Silicon Valley, che ha rivisto in chiave inedita o meglio poco nota, la storia dei due colossi informatici.

Steve Wozniak e Steve Jobs agli inizi

Quindi Steve Jobs non ha inventato nulla, semmai é stato ispirato a trasformare ed ha motivato chi attuava tali trasformazioni con l’ausilio di amici come Steve Wozniak e successivamente di validissimi collaboratori. In realtà gli inventori al mondo sono pochi, il piú si tratta di trasformatori, ovvero di chi ha quelle intuizioni formidabili per trasformare quel che è stato trasformato precedentemente. Ma non voglio dissacrare un mito, perché non é giusto visto che é stato molto piú di un trasformatore. Jobs é stato in ispiratore e un motivatore di quelli che nella storia se ne conteranno poche decine, al livello di Napoleone che seppe trasformare un esercito sgangherato in un impero temuto e ammirato. Il fondatore della Apple ha stregato per primi quanti lavoravano con lui e gli ha spinti a fare la storia e di conseguenza ha convinto il mondo che i suoi prodotti erano i migliori e che non si poteva viverci senza. Tutti gli altri ci sono arrivati dopo. Steve Jobs era un genio non tanto per le sue invenzioni o trasformazioni, ma perché è stato il migliore adulatore e illusionista della storia recente. Negli ultimi 12 anni saliva sul palco con un maglioncino nero,  parlava e il mondo informatico pendeva dalle sue labbra.

Quel che rimarrà di Jobs, sicuramente la casa di Cupertino per molti anni a venire, sicuramente i milioni di adoratori e detrattori, ma la cosa piú importante di tutte, la sua filosofia di vita, racchiusa in un discorso ai neolaureati di Stanford il 12 giugno 2005, che é forse il discorso piú ispiratore che io abbia mai ascoltato e che a mio avviso rimarrá nella storia per i suoi contenuti unici ed estremamente diretti e profondi ma al contempo semplici da comprendere.

Grazie di essere esistito e di averci lasciato l’esempio e uno scorcio di saggezza che, non sembra vero, é a mio avviso la cosa piú preziosa che ci ha lasciato, piú preziosa di qualunque gadget che ha messo in commercio.


Jan 9 2011

A 150 anni d’unita d’Italia: Roma ladrona? Anche!

Questi giorni leggo i vari articoli sulla ricorrenza del 150º anniversario dell’unità d’Italia. Leggo con simpatia ed affetto anche i commenti del nostro presidente Giorgio Napolitano, un presidente che seppur proveniente da un partito di convinta ideologia comunista, si è dimostrato al di sopra delle parti e saggiamente ha saputo affrontare con fioretto le sferzate provocatorie di vari esponenti dell’attuale esecutivo, ai massimi livelli. Il commento é semplice: “Sbagliato ritrarsi dalle celebrazioni“. Replica di Bossi: «Celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia senza il federalismo, con tutto ancora centralizzato a Roma, sarebbe una cosa negativa. Il federalismo è una speranza, bisognerebbe almeno arrivare a realizzare il progetto di Cavour».

Il federalismo è un concetto innovativo e sicuramente salutare per tutti, oramai penso questa sia una convinzione diffusa, anche tra una gran parte della popolazione italiana del mezzogiorno. Ma il punto non è questo. Il punto è che la rivendicazione federalista della Lega non ha nulla a che vedere con il bene del paese, ma solo con il desiderio secessionista e separatista di una parte della popolazione settentrionale d’Italia e questo è a mio avviso inconcepibile e quindi il ricatto bossiano di non partecipare alle celebrazioni nazionali, oltre che infantile è anche un affronto istituzionale soprattutto perché proveniente da chi siede in sede parlamentare e governa il paese che, almeno per ora, non è fatto solo di un terzo dell’attuale territorio nazionale.

Bossi ha ragione quando dice a chiare lettere che l’Italia é governata male. Che la ridistribuzione dei redditi è iniqua ed è anche sbagliata perché incoraggia la malavita di profittare sull’assistenzialismo che ha di fatto rovinato il sud, non lo ha sicuramente fatto progredire. Io mi considero di provenienza dal centro italia anche se come isolano sarebbe meglio considerarmi un outsider. Ma concordo sul fatto che le migliori amministrazioni sono al Nord. Che la mentalità della popolazione del nord (inclusa quella degli immigrati meridionali) è piú ligia al rispetto delle leggi e dei doveri. Il Nord d’Italia è un ottimo esempio di laboriosità, di innovazione e di civiltà, ma il modo giusto di affrontare queste questioni a mio avviso non è quello di disertare le festività nazionali. Non è quello di ignorare la costituzione o peggio di usare vilipendio contro l’orgoglio del tricolore. L’Italia è grande perché le industrie del Nord Italia la mantengono al top. Ma è anche grande perché tutto lo stivale ha contribuito alla sua grandiosità, anche da Roma in giù. La contestatissima Napoli ha regalato artisti e poeti indimenticabili. E la sicilia?

Difendo il desiderio del popolo del Nord di vantare il diritto di godere dei propri guadagni. Rispetto i sentimenti di rigetto contro il lassismo largamente promulgato in sede centralista. Ma l’Italia é unica e uno stivale senza un tacco ed una suola non va da nessuna parte, quindi W L’Italia, sempre!


Aug 23 2010

I tre reintegrati alla FIAT

Tre lavoratori sono stati licenziati dalla FIAT per aver boicottato la produzione. La FIOM (Fronte Italiano Ostruzionismo Marchionne) è riuscita tramite il giudice del lavoro di far reintegrare i tre al loro posto di lavoro. Ti pareva che un giudice del lavoro desse ragione ad una società.

Leggendo i commenti dei lettori sul Corriere Della Sera all’articolo di oggi mi son reso conto di pensarla come la maggior parte degli italiani (sempre se i commenti in proporzione riflettono le opinioni del popolo). Ad ogni modo mi sono accorto che la gente ha capito che l’industriale nel 2010 non é un padrone ma un entitá che si trova davanti sfide nuove e insidiose con mercati emergenti che da un punto di vista manifatturiero sono in grado di farci a pezzettini.

Purtroppo peró il sindacato italiano (la FIOM in quest’ultimo periodo ne é la dimostrazione piú palese) ostacola quei pazzi che ancora credono nell’Italia e quindi sono altresí una minaccia per chi é interessato di venire a investire nel belpaese.

Non si augura a nessuno di perdere il lavoro, ma l’unico modo per far riprendere il volo all’industria italiana é il metodo adottato da Marchionne. Non si negozia ad oltranza. Si negozia entro limiti ben precisi e i sindacati se giocano d’azzardo devono assumersene le conseguenze.

Mi ha fatto rabbia sentire le parole dei tre che dicevano di voler entrare assolutamente in attivitá perché era una questione di dignitá. La dignitá l’hanno dimostrata quei lavoratori che consapevoli delle sfide sempre piú difficili e a margine di una crisi globale senza precedenti hanno strenuamente difeso il loro posto di lavoro votando l’accordo con la societá che senza nulla pretendere (per la prima volta dallo stato) ha deciso di investire. Queste sono prese di coraggio, non quella di boicottare la propria azienda. E al giudice del lavoro rispondo che loro, complici dei sindacati, saranno paladini dei lavoratori, ma anche conpartecipi di una disoccupazione senza precedenti. Complimenti!


Jul 16 2010

NH Porta Rossa, piú che un hotel, un mito!

L'entrata dell'hotel NH Porta Rossa

Un mesetto prima della partenza in Italia con la mia famiglia decidiamo insieme alla mia Signora di farci una gita di due giorni a Firenze. Allora mi metto su internet su Booking.com e cerco un hotel dove alloggiare. Alla fine faccio una scelta che é una via di mezzo tra la tariffa, la posizione (veramente a due passi di Piazza della Signoria) e infine i vari commenti e valutazione dei clienti.

La camera 120 ribattezzata "Amici Miei"

Alla fine arriva la partenza per l’Italia, oltre 6 ore di volo da Dubai, poi altre 4 di autostrada da Roma. Dopo un numero imprecisato di multe per raggiungere la meta in pieno centro storico, vie larghe bastevoli per una bicicletta alla volta e al massimo un paio di passanti, insomma dopo una serie di inconvenienti che hanno prolungato l’agonizzante viaggio che sembrava non passare mai, una creatura di due anni e tre mesi a seguito e due adulti (incluso il sottoscritto) esausti. Solo il giorno dopo ci accorgiamo che casualmente siamo finiti in un museo restaurato piú che in un hotel. La taghetta fuori dalla porta della camera ha poi svelato una serie di particolari della quale importanza riesco ad emozionarmi e a rendermi conto solo ora.

L’hotel con le sue 72 stanze é un vero spaccato di storia fiorentina, una storia lunga quasi quanto quella della cittá che lo ospita in pieno centro storico a poche centinaia di metri da Piazza della Signoria. Tra gli ospiti si annoverano Sthendal (Henri-Marie Beyle), Byron, Lamartine e nel corso del Novecento Eugenio Montale e Alberto Moravia, oltre alla suora carmelitana Teresa di Lisieux, all’epoca non ancora beatificata, che sembra abbia soggiornato nella camera numero 49, durante il suo viaggio verso Roma, dove fu convocata dal Papa.

Inutile confessare che mentre scrivo questo elenco di personaggi vengo sopraffatto dall’emozione, perché non basta questa rassegna di artisti e poeti a dar lustro a questa struttura, ma l’hotel, il piú vecchio d’Italia (costruito nel dodicesimo secolo), ha anche dato il nome alla via che lo ospita, Via Porta Rossa a Firenze.

Tra gli aneddoti che ravvivano di piú la memoria del Porta Rossa vi é una scena del film “Amici Miei” di Mario Monicelli, forse la scena piú celebre del film, quando un incredulo Ugo Tognazzi, nelle vesti dell’intramontabile Conte Mascetti entra e trova “la Titti”, amante storica, a letto con un’altra donna. A quel punto lei recita una delle battute più indovinate del copione: «Non ti avevo giurato che eri l’unico uomo della mia vita?». La stanza era appunto la numero 120 dove abbiamo soggiornato per ben due notti. Per non parlare di un altro regista noto, Dario Argento che sempre lí giró parte del film “La sindrome di Sthendal”. Non basta! Infatti un altro grande, Philip Haas vi ha girato nel 2000 “Up at the Villa” tratto dal romanzo di William Somerset del ’41.

Oltre ai volti noti che vi hanno soggiornato, l’hotel durante il rinnovo ha ridato alla luce una serie di dipinti del ’700.

Non solo attori e registi e la celebre religiosa hanno soggiornato qui, ma la leggenda narra che per una notte dormì Vincenzo Peruggia, il ladro che portò via La Gioconda dal Louvre nel 1911 e che a distanza di due anni soggiornò all’Hotel Porta Rossa prima di tentare di piazzare il quadro dall’antiquario Geri, nei pressi di Borgo Ognissanti.

Inutile confessare che non vedo l’ora di tornarci, possibilmente non solo per due notti.


Jun 28 2010

Italia a casa, Mondiali 2010. Commenti a freddo!

Andarsene a casa dopo un esploit quanto meno discutibile non fa certo piacere, ma i commenti a caldo non sono mai obiettivi, ecco perché dopo l’intervento di qualche giorno fa ho deciso di riprendere tastiera in mano e buttare giú altre righe sempre sul Mondiale del Sud Africa 2010, un mondiale di cui si é giá detto fin troppo ma che é importante ribadire la diversitá rispetto a quelli precedenti. L’unica squadra tra i favoriti europei che per ora non hanno sconfessato le aspettative é quella tedesca che ieri ha infilato 4 goal all’Inghilterra di Capello. In realtá si sbaglia ad appiattire l’esito di una partita con commenti approssimativi e pretestuosi. Il calcio é come una formula chimica complessa con l’aggiunta di una serie di fatalitá determinate dalla forma del pallone che in quanto tondo puó diventare imprevedibile come mai ci si aspetti.

L’Italia del mondiale 2010 non era proprio stata studiata alla pari di quello che abbiamo vinto nel 2006. Lippi in quel frangente si assicuró la miglior difesa di sempre (non é vero quella migliore di tutta la storia fu’ di Zoff se vogliamo essere precisi) neanche un goal fino al rigore centrato (e ingiusto) di Zedane. Le partite si vincono non solo facendoli i goals ma anche non prendendoli e sui fatti c’é poco da discutere. Che Marchetti non fosse Buffon é pacifico, ma con un apertura come quella che abbiamo offerto ai nostri avversari anche lo stesso Buffon avrebbe potuto far poco e la performance della Juve nell’ultimo campionato ne é una conferma.

Sul lato psicologico Lippi aveva ragione, con la paura nelle gambe, nella testa e nel cuore é difficile creare. La squadra se avesse avuto Cassano e Balotelli non so se avrebbe fatto meglio visto che Mourinho ha vinto un tris lasciando Balotelli a casa parecchie partite e Cassano ha giocato due europei dove non abbiamo vinto in entrambi. I giocatori sono importanti ma a mio avviso non sono gli assenti ad aver determinato la debolezza di una squadra che non c’era, non c’era tatticamente e non c’era con il coraggio se non negli ultimi minuti della partita con la Slovacchia che é una dimostrazione lampante che non erano i giocatori il problema principale ma lo stesso Lippi che in questi ultimi due anni deve aver subito una metamorfosi consueta di chi vince i mondiali. Guarda Domenech. Guarda Bearzot dopo l’82. La storia si ripete ma noi non impariamo mai.

Dulcis in fundo un altra analisi che per farla non bisogna necessariamente essere esperti di calcio. Con tutta l’antipatia che provo per Calderoli e colleghi, mi duole ammettere che hanno ragione quando sostengono che le squadre di calcio sono diventate delle finanziarie. L’Inter campione d’Italia e d’Europa quanti calciatori italiani ha? Pur concentrando tutte le colpe su Lippi, dove avrebbe dovuto prenderli i giocatori?

Per questo concordo altresí con quanto ha affermato Abete dopo la sconfitta durante la conferenza stampa. Il problema é strutturale. Non v’é ricambio visto che anche l’under 21 della Nazionale ha difficoltá. Bisogna mettersi subito al lavoro per ripristinare il vivaio che é stato terreno fertile per tutte le squadre che hanno portato a casa risultati importanti con i calciatori italiani se vogliamo fronteggiare gli emergenti del Sud America che la stanno facendo da padroni anche con l’antagonista piú famoso, il Brasile.


Jun 25 2010

Mondiali 2010, disfatta dell’Italia

A sinistra ci sono io e Marcello Lippi, incontrato per caso durante un check-in all’aeroporto di Fiumicino destinati sullo stesso volo poco tempo dopo aver vinto il Mondiale del 2006. All’epoca una foto come questa, con un eroe nazionale valeva oro, oggi forse no.

Sono uno di quelli che al suo ritorno in Nazionale, dopo un Donadoni che non convinceva, ha tirato un sospiro di sollievo. Uno che ci ha fatto vincere il Mondiale ha sicuramente gli attributi quantomeno per farci fare una buona figura. Invece vi é stata una metamorfosi spaventosa. L’allenatore della squadra uscita agli ottavi del Sudafrica non era la stessa persona che ha vinto a Berlino nel 2006. Vi spiego il perché. Mentre, forse giustamente, molti s’indignano per la mancata convocazione di Cassano, Balotelli e compagni, io credo i problemi risiedano altrove. Non so se quella del 2006 era la miglior squadra dei mondiali, di sicuro peró era la miglior difesa. L’unico goal subito era di Zidane, un rigore concesso credo ingiustamente. Facendo i dovuti paragoni se la Nazionale del 2006 ha vinto anche grazie alla difesa, questa è probabilmente uscita grazie alla difesa che faceva a dir poco pena. Chi si é scagliato contro Marchetti a mio avviso non ha capito che altri portieri senza angeli custodi avrebbero potuto fare ben poco. É pur vero che i goal bisogna farli ma allo stesso tempo si vince anche non prendendoli e il mondiale del 2006 ne é stata prova lampante.

Ho esordito con il sospiro di sollievo per la dipartita di Donadoni e il ritorno di Lippi, ma non mi sono ricordato dei precedenti storici: dopo la vittoria dell’82 con Berzot al mondiale successivo abbiamo fatto pietá. Guarda caso la Francia ha fatto la stessa fine con Domenech che ha guidato la sua nazionale alla finale contro di noi e hanno subito la medesima umiliazione. Non si puó vivere sugli allori e questa lezione, amarissima quanto quella del ’70, serva da esempio.


Jun 24 2010

Pomigliano: il prezzo della dignità

Come penso molti telespettatori e lettori attenti alle news di questi giorni non è sfuggita la vicenda che riguarda lo stabilimento FIAT di Pomigliano. Tralascio le varie posizioni sindacali che ritengo piuttosto discutibili e faccio subito riferimento invece ad un intervistata che aderiva alla dimostrazione dei 5,000 che volevano scendere a patti con la FIAT. La signora interrogata sul motivo del perché sfilava assieme ai 5,000 rispose: «è una questione di dignità, vogliamo una volta tanto, in una regione depressa dal punto di vista economico e di sviluppo come la Campania, dare un segnale. Vogliamo che l’impresa creda nell’investimento e non di averla vinta solo per man forte del Governo o addirittura impaurire l’investitore che come oramai è prassi va a cercare altri lidi piú competitivi per produrre». Le frasi di questa signora mi ha colpito enormemente perché ho notato un riscatto d’orgoglio ammirevole e con pochi esempi, purtroppo, in Italia, dove si conferma come sempre la tendenza di produrre al Nord e in modo pregiudiziale guardare al Sud solo a fronte degli ammortizzatori assicurati dal Governo statalista. Oggi no, si parla d’altro. Di un impresa che investe nella sua crescita, che ha rifiutato di investire in Termini Imerese sfidando lo stato e di fatto rifiutando gli incentivi rispediti al mittente. Un impresa che ha detto ai lavoratori che il mercato è sempre piú competitivo e che tutti devono investire, fare compromessi e fare la propria parte. Ma cosa dovrebbe fare un impresa piú che riportare la produzione di un modello dalla Polonia in Italia (prima grande sfida e scommessa) e investire 700€ milioni? Ovviamente i sindacati sono pagati per far muro e molti dipendenti sono stati abituati a credere nel posto sicuro che in un economia moderna e capitalista è un falso ideale.

La minoranza contraria all’accordo con la società torinese ha apostrofato i 5,000 sfilanti, “schiavi del padrone“. Aggiungo: “evviva l’ignoranza idealista”! Tutti siamo schiavi, anche se in chiave moderna. Se il lavoratore è in qualche modo soggetto alle decisioni e al successo o agli insuccessi del datore di lavoro che determina la sua sopravvivenza, il padrone è schiavo del mercato. Se non sei abbastanza competitivo soccombi e di conseguenza soccombe anche il dipendente. La politica di piano, il comunismo ha clamorosamente fallito. Ha ridotto paesi interi in miseria e se vogliamo in prigionieri moderni. Oggi o ci si allinea alle regole del capitalismo moderno, oppure si chiude baracca con conseguenze devastanti e catastrofiche. Vallo a spiegare a quel 40% che ha votato no a Pomigliano che la dignità non è la resistenza ad oltranza e pretestuosa. La dignità è assicurare al proprio datore di lavoro un impegno incondizionato per competere e conservare la sopravvivenza.


May 27 2010

La fine di un incubo

Ho sempre vissuto le vicende giudiziarie mediatiche con occhio cinico, come penso la maggior parte degli italiani, o meglio, la maggior parte degli individui nel pianeta. Quando si vede un Enzo Tortora alle sbarre è già colpevole e ai nostri occhi è già stato condannato senza possibilità d’appello, perché l’idea piú semplice è ”se sta li qualcosa deve aver fatto”. Poi un giorno succede a te. Un PM in carriera, senza uno straccio di prove, solo con delle ipotesi senza né capo e né coda, fa delle indagini, i media ovviamente danno risalto all’accusa infamante e ti si chiudono tutte le porte. Da quel momento in poi la vita viene sospesa e non sai per quanto tempo. Di sicuro anni. Ma v’è di piú! Il PM chiede il sequestro cautelare di un progetto che ha regolare concessione edilizia da parte del comune e ignora che la maggior parte delle costruzioni intorno di autorizzazioni non ne hanno neanche l’ombra, in altre parole sono clamorosamente abusive. Ecco di cosa stiamo parlando, di un caso di ingiustizia che purtroppo rimarrà quasi sicuramente impunito perché cosi vuole il sistema.

Oggi, dopo un tormento di tre anni la fine di un incubo, diversamente non si potrebbe chiamare. Il giudice monocratico di un tribunale ha decretato che il fatto non sussiste. Benché l’imputato non fossi io é come se lo fossi stato. Il fatto non sussiste. Non sussiste? Ma come si può degenerare con un accusa infamante di tipo penale, dopo essere stati respinti da un primo magistrato per inesistenza di fumus del reato. Da un secondo magistrato che in modo poco garbato dichiara che il PM non conosce le procedure. Nonostante due massime autoritá hanno affermato che non vi erano i requisiti per procedere il PM ha continuato le indagini per incriminare due incensurati senza avere prove ma solo dubbi e astio di una terza parte che non stiamo a descrivere per non dilungarci. É quantomeno ovvio che le motivazioni che spingono una persona alla persecuzione possono essere di due tipi, vendicativo oppure di carriera. Non conoscendo il PM quindi rimane la seconda ipotesi. Allora carriera non ne ha fatta, non ha concluso nulla e ha rovinato tre anni di vita a due persone senza che ve ne fossero ragioni concrete visto che si trattava di un procedimento di tipo penale.

Domanda: chi paga?


Apr 11 2010

Adotta un bimbo in Russia poi ci ripensa

adozioneLa donna ha fatto bene a restituire al mittente il bambino. Non tanto per il gesto che considero ignobile, ma perché meglio un orfanotrofio o nuovi genitori piuttosto che una madre che non desidera un bambino. La donna si è giustificata dicendo che è stata ingannata e il piccolo era violento al contrario di quanto le avevano fatto percepire. Per me questa non solo non è una giustificazione accettabile ma ritengo sia un comportamento ignobile che va condannato come condannerei chi approva i bimbi in provetta. Questa donna purtroppo vive in un paese dove non vi è equivalenza tra diritti e doveri perché sono per lo piú controllati dalle capacità finanziarie di un individuo. In altre parole i poveri hanno piú doveri dei ricchi e i ricchi hanno piú diritti dei poveri. Un classico dei paesi che vantano un capitalismo selvaggio ed uno strano modo di concepire la libertà di cui l’America si vanta tanto.

Ad ogni modo torniamo al tema principale. Una signora avvia una procedura per l’affidamento di una creatura. Soldi pagati, probabilmente anche parecchi, quindi il prodotto arriva. Chi ha venduto ha omesso di dire che il piccolo come molte creature che hanno subito traumi e mancanze di ogni genere, è particolarmente attivo e che andrà gestito. Che fare? Beh ma ci poniamo anche la domanda? Si rispedisce il pacco indietro, poco importa cosa c’è dentro il pacco. Ho chiesto che mi venisse inviato un figlio full optional e senza difetti e come tutte le merci acquistate con corrispondenza c’è un diritto di resa per la merce avariata. Questo concetto mi sembra ineccepibile, per un elettrodomestico… mentre per un bambino mi fa ribrezzo il solo pensiero. Mi fa veramente schifo la sola idea che chi ha facoltà di ottenere in affidamento una creatura adotti i medesimi criteri di chi acquista in un negozio di elettrodomestici. Mi sembra una viva contrapposizione con la natura della vita che su sette miliardi ci ha fatto tutti diversi e tutti bisognosi dell’imperfezione della vita, sia quando lo si é imperfetti e sia quando ci troviamo a gestire l’imperfezione altrui.

Il piccolo è violento.  E se fosse stato suo figlio naturale? A chi l’avrebbe rispedito? Lo avrebbe abbandonato? Per me questa famiglia è ignobile e se l’America fosse un paese serio, avrebbe preso provvedimenti contro questa signora e per tutelare questo bambino che se é vero che si tratta di un piccolo violento, è vero che questi andrebbero presi e con l’ausilio di uno psicoanalista aiutati ad inserirsi in un nuovo mondo e ad una nuova vita.

Per ora rimane il fatto che il piccolo è stato rimandato in Russia da solo, non accompagnato, a sette anni, come merce avariata. Quando si decide di adottare un essere umano è come se lo si partorisse, è un punto di domanda. Il piccolo va accettato cosí com’é e aiutato a compiere lo stesso miracolo dell’adozione, ovvero di essere guidato per iniziare una nuova avventura di vita nel migliore dei modi.

In Italia, paese poco progredito in tema di adozioni, questo non sarebbe accaduto. Gli assistenti sociali avrebbero trattenuto il piccolo in Italia e inserito in un nuovo contesto anche di adozione. W l’Italia!